Lo street food napoletano, scopriamo la capitale del cibo di strada

Lo street food napoletano, scopriamo la capitale del cibo di strada

Tanto amato quanto popolare, lo street food napoletano è espressione di una delle tradizioni più famose della città partenopea. Fra Spaccanapoli, il Lungomare e le bellezze di Posillipo, infatti, Napoli offre una quantità immensa di cibo da strada, dimostrando di aver reso “gourmet” e turistico ciò che un tempo era il cibo delle persone più povere che, con pochi spiccioli, potevano riuscire a riempirsi la pancia in una faticosa giornata di lavoro.

Pizza a portafoglio

La reginetta dello street food napoletano. Di fatto si tratta di una versione ridotta della classica pizza margherita, ma costa meno della metà ed è venduta spesso da pizzerie secolari, come Pizzeria Port’Alba, la più antica di Napoli, e viene servita dentro un foglio di carta che permette di mangiarla intera senza sporcarsi.
Secondo la tradizione napoletana, va piegata in quattro parti e mangiata a partire dalla punta.

Nel passato, invece, la pizza era venduta a fette: i pizzaioli infatti preparavano delle margherite dalle proporzioni davvero generose (anche fino a 60cm di diametro) e vendevano una fetta per pochi spiccioli.

La pizza a portafoglio è stata introdotta invece nel XX secolo proprio perché è una soluzione più pratica ed economica.

Pizza Fritta

L’alternativa ad alto contenuto calorico. Anche la pizza fritta è un’esplosione di gusto, nata quando non c’era più la possibilità di permettersi costosi forni a legna: la frittura, infatti, è un procedimento molto più economico e soprattutto più pesante. Anche questa si può trovare in qualsiasi punto della città ed è prodotta secondo una rigorosissima ricetta tradizionale: ricotta, cicoli e un mezzo cucchiaio di pomodoro per insaporire il tutto. Va mangiata obbligatoriamente calda (attenti a chi le riscalda! Non è un vero napoletano) e qui il rischio vero è quello di ustionarsi. La maestra assoluta delle pizze fritte è la signora Fernanda ai Quartieri Spagnoli che, sin da quando era bambina (e ora di anni ne ha più di 80) prepara pizze fritte nel suo basso.

Frittatina

Altra specialità divina. La frittatina napoletana ha varie forme e va distinta dalla frittata di maccheroni, dalla dimensione di un piatto da portata e alta anche tre dita. La frittatina di pasta consiste in un piccolo disco di bucatini o spaghetti insaporiti con piselli, besciamella, prosciutto cotto e provola fritta dentro un sottilissimo strato di pastella. Una bontà senza pari.

Il cuoppo

Altra bontà irrinunciabile. Il cuoppo è un cono fatto di carta che, come sempre, contiene la frittura. Essendo un procedimento di cottura molto economico, come anticipato, lo troviamo in numerosissimi piatti della cucina popolare. Nel cuoppo troviamo un fritto misto di terra (zeppoline, panzerotti, arancini e melanzane e zucchine fritte) o uno di mare (solitamente alici, triglie, anellini di calamaro e gamberetti): quello di mare si mangia solitamente nella zona di Pozzuoli. Tutto il sapore della napoletanità.

‘O pere e ‘o musso e la trippa

Per intenditori. I trippaioli napoletani sono ormai pochissimo, ma è facile incontrarli dalle parti di Mergellina o del Centro Storico: è un procedimento molto laborioso quello della lavorazione della trippa e consiste nel lavaggio numerose volte della carne. Poi, una volta ripulita, viene servita con una spruzzata di limone e mangiata così com’è. Divina.

‘o pere e ‘o musso è molto simile come preparazione, con la differenza che si tratta di scarti della lavorazione del maiale: in questo caso vengono ripulite e servite.

Taralli ‘nzogna e pepe

Finiamo la nostra breve (ma non esaustiva!) rassegna con il tarallo. Anche questo nasce come cibo povero, impastando gli avanzi di pasta e di pane con sugna (grasso di maiale) e pepe. Poi, nel XIX secolo, sono state aggiunte anche le mandorle nell’impasto.

Si differenzia dai taralli di San Lorenzello, che invece sono biscotti simili a quelli pugliesi: in questo caso hanno un gusto molto carico e vanno obbligatoriamente accompagnati con una birra a Mergellina, che è una zona ricca di chioschi di “tarallari”.

E adesso cosa aspetti a visitare Napoli per riempirti la pancia di bontà a basso costo?